Violenza di genere: intrappolati senza uscita

Violenza di genere: intrappolati, senza coraggio e senza possibilità di uscita

Il mio lavoro di tesi di laurea in psicologia è consistito in interviste a persone vittime di violenza di genere.

Sono state interviste molto dure, che hanno fatto emergere realtà di dolore e sofferenza.

La maggior parte delle vittime di violenza di genere afferma di aver avuto problemi di autostima e una motivazione fluttuante a cambiare le cose perché il coraggio è il primo fattore che sembra mancare in certe situazioni.

Una donna intervistata mi ha detto:

All’interno ti senti una persona inutile, perché essere sia maltrattati psicologicamente che fisicamente, ti rende veramente insignificante. Farsi aiutare deve essere importante, altrimenti da sola non ce la farai mai.

Le possibili soluzioni   

Tra gli elementi di rilevanza emersi dalle interviste ci sono anche le percezioni degli ostacoli alla buona riuscita di un probabile intervento.

E’ possibile distinguere tra ostacoli:

  • provenienti dalle caratteristiche e percezioni personali delle vittime
  • dovuti ad altri fattori.

Per quanto riguarda il primo punto, è emerso che tra le caratteristiche dei partecipanti che possono ostacolare il cambiamento ci sono:

  • bassa autostima
  • paura di agire
  • motivazione
  • capacità di mantenere il controllo
  • paura di danneggiare il rapporto con i figli
  • diffidenza verso gli altri
  • mancata verifica delle dichiarazioni fatte dalle vittime.

 

La paura di agire è risultata come l’elemento comune a tutte le vittime di violenza.

Un altro grande ostacolo percepito è il mancato supporto da parte di parenti o amici, così come la carenza di figure professionali.

Primo grande limite, però, è la tendenza delle vittime a giustificare l’autore delle violenze, da parte di quasi tutte.

Elementi in comune tra le vittime di violenza

Tutti i soggetti che hanno preso parte all’intervista sostengono che la vendetta potrebbe essere solo una fase iniziale.

Una fase diversa, ma comune è quella di colpevolizzarsi pur di trovare una giustificazione per certi atteggiamenti.

Non tutte sono d’accordo nel farsi aiutare a livello professionale: alcune persone intervistate ritengono che ce la si debba fare solo con le proprie forze.

Tutte queste persone però sono state spronate dalla necessità di un supporto sociale, loro stesse dichiarano di aver chiesto aiuto nel momento in cui si sono sentite incapaci di gestire autonomamente le situazioni.

Prospettive e azione futura

Non risulta facile ipotizzare una modalità di aiuto e supporto per queste persone, che a volte tendono a sfuggire alle stesse offerte di aiuto.

In tema di ricerca sarebbe interessante indagare anche sull’organizzazione dei centri antiviolenza, di conoscere meglio le tecniche utilizzate per fronteggiare le problematiche che emergono in seguito a determinate esperienze di abuso e violenza.

Con il Coach Familiare si possono guidare queste persone in un percorso di crescita all’interno dell’ambiente domestico, spronandole e incoraggiandole a fronteggiare determinate situazioni alienanti, cercando di affievolire la paura che provano e magari donare un po’ di leggerezza alla loro vita.

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